Caseificio di Lascio  
 
 
 
 
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STORIA
Il programma è un’indagine nella memoria Il meglio della produzione storica della nosta terra

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La storia di Paestum
Antica città fondata dai Greci di Sibari nel VI secolo a.C., Paestum (dapprima Poseidonia in onore del dio del mare Poseidone - ovvero Nettuno) fu uno dei centri commerciali marittimi più importanti della Magna Grecia. La fondazione della città di Paestum si dovette al bisogno che i sibariti ebbero di aprirsi una via commerciale fra lo Ionio e il Tirreno attraverso la dorsale dell'Appennino, evitando la circumnavigazione della costa calabra e lo stretto di Messina. Questa grande colonia campana visse il suo periodo di massimo splendore tra il VI e il V secolo, allorquando molti sibariti vi si rifugiarono con le loro ricchezze, la loro esperienza e il loro spirito di intraprendenza in seguito alla distruzione di Sibari avvenuta per mano dei crotonesi. A questo periodo risale la costruzione dei tre templi: la Basilica, il tempio di Poseidone e il tempio di Cerere, così come l'unico affresco greco finora scoperto, nella tomba del Tuffatore. Successivamente, tra il 400 e il 273 a.C., Paestum fu occupata dalla popolazione italica dei lucani, che cambiarono il suo nome in Paistos. Sotto il dominio lucano, la città visse un periodo di prosperità e raggiunse la massima espansione territoriale; tale popolazione ha lasciato numerose testimonianze della propria influenza in tombe affrescate secondo il modello dei maestri greci. Nel 273 a.C. i romani presero possesso di Paestum e le cambiarono il nome con quello attuale. Paestum si dimostrò fedele a Roma anche nei momenti più drammatici della sua storia. Durante il periodo romano, nel III secolo, le attività economiche e culturali fiorirono nuovamente: sorsero nuovi edifici pubblici, come l'anfiteatro, il foro e il ginnasio, che contribuirono a donare alla città quell'aspetto che gli scavi hanno riportato alla luce. In età imperiale Paestum iniziò una lunga e progressiva decadenza, fino al definitivo abbandono, nell'VIII secolo, a causa dell'impaludamento della zona e delle numerose incursioni saracene. La riscoperta di Paestum risale al 1762, quando fu costruita la strada moderna che l'attraversa tuttora. A restituire la fama alla città fu Carlo III di Borbone, che diede inizio ad un'opera di recupero, riportando alla luce i resti dei templi dell'età classica. Oggi Paestum è visitata dai migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo per i suoi imponenti templi dorici quasi intatti e per le vestigia di importanti monumenti.

I monumenti di Paestum da visitare
Dei tre templi dorici presenti a Paestum , il più antico e il più grande è sicuramente la Basilica, che in realtà fu tempio dedicato ad Hera, databile al VI secolo a.C. e situato nella parte più meridionale della città. Il tempio è un Periptero, cioè presenta le colonne su tutti i lati, precisamente nove sui fronti e diciotto sui lati. La cella ha conservato in buone condizioni il caratteristico pronao, in corrispondenza del numero dispari delle colonne sul fronte, ed è divisa in due navate da un colonnato centrale, in parte anch'esso ben conservato e destinato a sostenere il culmine del tetto. Dal retro della cella si accede all'adito, ambiente inaccessibile ai fedeli perchè sede del tesoro del tempio. Come in tutti i templi greci, l'altare, lungo quanta è larga la fronte del tempio, si trova a est. Le colonne della Basilica di Paestum sono molto rastremate in alto (ossia il diametro nella sommità della colonna è sensibilmente minore del diametro di base della colonna stessa) e presentano un'entasi, cioè un rigonfiamento, molto sensibile a circa metà dell'altezza. I capitelli presentano, nella loro parte inferiore, una decorazione di foglie baccellate; in particolare quelli del lato occidentale hanno una corona di fiori di loto e di rosette. Il coronamento del tempio era in terracotta dipinta a colori molto vivaci con finte grondaie a testa di leone e terminava con antefisse a forma di palmetta. A fianco della Basilica di Paestum sorge il <strong>tempio di nettuno</strong>, del V secolo a.C., considerato dagli studiosi l'esempio più perfetto dell'architettura dorica templare in Italia e in Grecia. Si tratta di un periptero che sorge su un basamento a tre gradini su cui si imposta un colonnato dorico composto da 6x14 colonne. La pianta è composta da tre ambienti: quello centrale, la cella, sede della statua di culto, è divisa in tre navate da due file di colonne a doppio ordine, destinate a sostenere il tetto e ad articolare lo spazio interno, mentre le scalinate ai lati della porta permettevano di accedere al sottotetto. A est del tempio c' è l'altare, conservato solo nelle fondazioni. Nel I sec. a.C. un nuovo altare viene costruito più vicino alla fronte est, segno della vitalità del culto anche presso i Romani. Il Tempio di Athena, erroneamente noto anche come Tempio di Cerere, è posizionabile temporalmente tra il Tempio di Hera e quello di Nettuno. Più piccolo degli altri due templi, ha delle particolarità che lo rendono uno dei più interessanti dell'architettura greca. Nonostante sia anch'esso un periptero dorico, il frontone alto e il fregio dorico composto di larghi blocchi di calcare rendono questo Tempio unico. La pianta interna è più semplice di quella degli altri due templi, e nella cella non ci sono tracce della camera del tesoro. Il pronaos aveva otto colonne con capitelli ionici, quattro sul fronte e due su ciascun lato. Delle colonne ioniche del pronaos si vedono solamente le basi, e due capitelli (gli unici esempi monumentali di età arcaica che siano stati trovati nella Magna Grecia) sono custoditi nel vicino Museo Archeologico. Il ritovamento di numerose statuette in terracotta (ex voto) raffiguranti Atena nelle stipi votive prova che il Tempio non era dedicato a Cerere ma alla dea della saggezza e delle arti Atena. Quando Paestum divenne colonia latina nel 273 a.C., il centro della vita pubblica venne spostato nel Foro, settore sud occidentale dell'antica agora. Nella prima fase (III sec a.C.), la piazza, a pianta rettangolare, era circondata da una serie di edifici pubblici e numerose botteghe, che a nord si interrompevano per fare spazio al Comizio ed a sud per ospitare un mercato di generi alimentari. Nell'età imperiale l'area fu circondata da portici; due tabernae all'angolo nord-ovest vennero trasformate in sede del collegio degli addetti al Culto Imperiale; al centro del lato sud venne realizzata la Basilica (tribunale). Più tardi, alla fine del II sec. d.C. fu costruito il Tempio dei Lari. L'Area a nord del foro, che in età repubblicana ospitava il Campus, il luogo per le esercitazioni ginniche e preliminari dei giovani, nonché il santuario con piscina dedicato a Fortuna Virilis, divenne in età imperiale la sede del culto del Principe. A nord lo spazio fu racchiuso da un portico ed il lato sud di quello che era stato l'antico Campus venne occupato da edifici destinati al culto dell'imperatore e della sua famiglia, demoliti in anni non recenti per portare alla luce la piscina. Nel portico meridionale è stata rinvenuta una statua in bronzo raffigurante il sileno Marsia, simbolo della libertà. Presso la superficie occupata dal Foro, è situato l'Anfiteatro Romano, che, fondato in epoca cesariana (50 a.C. circa), è fra gli esempi più antichi di questo genere di edifici. Il balteo, parapetto separante l'arena della cavea, fu realizzato fino a discreta altezza per evitare l'aggressione degli animali che si esibivano nell'arena, non molto ampia. Alla fine del I sec. d.C. vi fu aggiunto un anello esterno costituito da una serie di arcate poggiate su pilastri in laterizio al di sopra delle quali venne posizionato il coronamento della cavea(gradinata per il pubblico), di cui conserva solo pochi gradini. Alle spalle del Foro, sul lato settentrionale, è una vasta area destinata probabilmente a esercizi ginnici; al centro vi è una grande "natatio", creata nella prima metà del I secolo a.C., con un finto impianto per l'allevamento dei pesci costruito sul modello di quelli veri delle ville marittime. Attualmente l'anfiteatro è visibile solo in parte dal momento che circa un terzo è sepolto sotto la strada moderna. Immancabile una visita al Museo Archeologico Nazionale, fondato nel 1952, che ha sede in un moderno complesso eretto nei pressi della città antica. Articolato in varie sale, il Museo accoglie reperti datati dal VII secolo a.C. al VII secolo d.C.: si conservano sculture, dipinti, tesori tombali, offerte votive in terracotta, frammenti architettonici, bassorilievi e utensili provenienti dagli scavi. Tra i pezzi più importanti spiccano le citate sculture del Tesoro del santuario di Era: la raffinatezza dell'esecuzione e la complessità del programma iconografico ne fanno una delle più importanti testimonianze della scultura della Magna Grecia (560 a.C.). Notevoli sono anche le lastre dipinte della cosiddetta Tomba del Tuffatore e diversi frammenti di pitture funerarie del IV secolo a.C.

 
   
 
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